Monumenti paleocristiani di Ravenna: Mausoleo di Galla Placidia

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Monumenti paleocristiani di Ravenna: Mausoleo di Galla Placidia
Data iscrizione: 1996
Ref: 931
Luogo facente parte del sito multiseriale: Monumenti paleocristiani di Ravenna
Sito seriale (8 siti):
  • Mausoleo di Galla Placidia,
  • Battistero Neoniano,
  • Basilica di Sant’Apollinare Nuovo,
  • Battistero degli Ariani,
  • Cappella Arcivescovile,
  • Mausoleo di Teodorico
  • Chiesa di San Vitale
  • Basilica di Sant’Apollinare in Classe

Mappa multimediale con tutti i siti interessati: Mappa Monumenti paleocristiani di Ravenna

Breve descrizione del sito 

Il mausoleo di Galla Placidia risale alla prima metà del V secolo, all’incirca dopo il 425 d.C. e si trova a Ravenna, poco distante dalla basilica di San Vitale.

La sua identificazione funzionale con un edificio funebre e quella della sua committente, l’imperatrice Galla Placidia, sono ampiamente diffuse in ambiente accademico, ma non vi è certezza di nessuna delle due: l’edificio potrebbe essere stato una semplice cappella pertinente alla chiesa di Santa Croce, cui era collegata con un nartece poi andato distrutto, come un martyrium o un oratorio.

Il mausoleo è inserito, dal 1996, nella lista dei siti italiani patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, all’interno del sito seriale “Monumenti paleocristiani di Ravenna”. Secondo la tradizione Galla Placidia, figlia di Teodosio, reggente dell’Impero romano d’Occidente per il figlio Valentiniano III, avrebbe fatto costruire questo mausoleo per sé, il marito Costanzo III e il fratello Onorio. Tale tradizione non è confermata da dati documentari ed è riportata come tradizione orale da Agnello Ravennate nel suo Liber pontificalis ecclesiae ravennatis. Quasi certamente non fu comunque utilizzato come mausoleo di Galla Placidia, poiché le fonti riportano come essa morì a Roma nel 450 e lì fu sepolta nel Mausoleo onoriano.

Secondo una versione assai poco probabile, probabilmente una leggenda, la salma di Galla, imbalsamata per sua espressa volontà, sarebbe stata riportata a Ravenna e collocata in un sarcofago nel mausoleo dove, per più di un millennio, la si sarebbe potuta osservare attraverso una feritoia finché un giorno, nel 1577, un visitatore disattento, per vedere meglio, avrebbe avvicinato troppo la candela alle vesti dell’imperatrice, mandando tutto a fuoco.

Tuttavia è generalmente accettato che tale costruzione sia un mausoleo imperiale annesso alla chiesa di Santa Croce, secondo un modello documentato sia a Roma (mausoleo di Santa Costanza) che a Costantinopoli. Infatti l’edificio, in origine era collegato con un portico, ora perduto, alla chiesa[4] della quale oggi rimangono pochi resti.

In seguito fu probabilmente un oratorio dedicato a san Lorenzo e ai santi Nazario e Celso.

(Fonte testo: Wikipedia)

 

Inserimento scheda: Ignazio Caloggero

Foto: Di currybet – Flickr, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=626801

Contributi informativi:  Ignazio Caloggero, whc.unesco.org

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