Monumenti paleocristiani di Ravenna: Chiesa di San Vitale

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Luogo
17 Via San Vitale
Monumenti paleocristiani di Ravenna: Chiesa di San Vitale
Data iscrizione: 1996
Ref: 931
Luogo facente parte del sito multiseriale: Monumenti paleocristiani di Ravenna
Sito seriale (8 siti):
  • Mausoleo di Galla Placidia,
  • Battistero Neoniano,
  • Basilica di Sant’Apollinare Nuovo,
  • Battistero degli Ariani,
  • Cappella Arcivescovile,
  • Mausoleo di Teodorico
  • Chiesa di San Vitale
  • Basilica di Sant’Apollinare in Classe

Mappa multimediale con tutti i siti interessati: Mappa Monumenti paleocristiani di Ravenna

Breve descrizione del sito 

Il più importante cantiere dell’epoca bizantina fu la Basilica di San Vitale, realizzata a partire da quando Teodorico era ancora in vita tra il 522 e il 547, nella zona nord-est della città, vicino al complesso monumentale che comprendeva anche il Mausoleo di Galla Placidia.

Iniziata forse all’epoca del vescovo Ecclesio, fu terminata da Massimiano, grazie anche alla cospicua donazione del banchiere Giuliano l’Argentario che offrì 26.000 soldi (per questo venne rappresentato in un mosaico accanto all’imperatore Giustiniano).

La chiesa segnò un distacco dalle tipiche basiliche longitudinali di Ravenna e, nella pianta a base centrale (in questo caso ottagonale), ricorda la chiesa dei Santi Sergio e Bacco a Costantinopoli, di pochi anni anteriore, o altri coevi martyria.

L’interno della chiesa presenta un deambulatorio che gira attorno a un nucleo centrale a pianta circolare, con pilastri e colonne su due ordini (al pian terreno e sul matroneo). La cupola con tamburo è di elevazione maggiore alle simili chiese orientali.

L’interno è famoso per i celeberrimi mosaici, ma è pregevole anche la decorazione a marmi policromi e stucchi, i capitelli scolpiti a Bisanzio con una ricca decorazione a traforo e corredati di pulvino con figure zoomorfe e la Croce. Le balaustre del matroneo sono traforate finemente. Lo sfarzo, sottolineato dalla particolare pianta che necessita di essere percorsa per fare esperienza degli innumerevoli scorci, crea un effetto di sfavillio che sembra annullare il peso della costruzione in una dimensione quasi soprannaturale. Ciò fu tipico della corte imperiale bizantina, mentre altri elementi, come la cupola alleggerita da tubi fittili, sono frutto delle esperienze italiane, per cui si presume che alla basilica lavorarono maestranze sia locali che venute da oriente.

Il punto focale è situato nell’abside, dove due angeli a mosaico reggono il simbolo della croce. I mosaici più famosi sono collocati ai lati dell’altare e presentano i due celebri pannelli in posizione speculare dell’Imperatore Giustiniano e di Teodora circondati dalle rispettive corti in tutto lo sfarzo che richiedeva il loro status politico e religioso. Le figure sono ritratte formalmente, secondo una rigida gerarchia di corte, con al centro gli augusti, circondati da dignitari e da guardie. Accanto a Giustiniano è presente il primo arcivescovo di RavennaMassimiano, l’unico segnato da iscrizione, per cui può darsi che fosse anche il sovrintendente dei lavori. La fissità ieratica di Giustiniano e Teodora rispecchia il cesaropapismo bizantino.

I corpi sono assolutamente bidimensionali e stereotipati, e solo nei volti regali si nota uno sforzo verso il realismo, nonostante l’idealizzato ruolo semidivino sottolineato dalle aureole. Non esiste prospettiva spaziale, tanto che i vari personaggi sono su un unico piano, hanno gli orli delle vesti piatti e sembrano pestarsi i piedi l’un con l’altro.

Altri due pannelli, più in alto, con il Sacrificio di Abramo e il vescovo Ecclesio che dona un modello della basilica risalgono invece ancora al periodo ostrogoto e mostrano ancora una certa consapevolezza spaziale

(Fonte testo: Wikipedia)

Inserimento scheda: Ignazio Caloggero

Foto:  Di Чигот – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=42918431

Contributi informativi:  Ignazio Caloggero, whc.unesco.org

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