Isola di Mozia e Lilibeo: la civiltà fenicio-punica in Italia

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Mozia
Isola di Mozia e Lilibeo: la civiltà fenicio-punica in Italia
Anno di iscrizione nella Tentative List: 2006
Ref. 2029

Descrizione:

Mozia fu fondata alla fine del VII secolo a.C. nell’isola di San Pantaleo, situata al centro di una grande laguna, oggi conosciuta come “Stagnone”, o grande stagno. Grazie alla sua posizione, particolarmente favorevole al commercio marittimo, Mothia divenne presto una delle colonie fenicie occidentali più prospere. Risalgono alla seconda metà del VI secolo a.C. le opere pubbliche più rilevanti, ovvero le fortificazioni, una strada sommersa che collegava l’isola alla terraferma, nei pressi di Birgi, al cothon (o bacino idrografico e porto) e ai principali santuari, in particolare il tofet, dove venivano raccolti i resti bruciati di offerte e sacrifici in onore del dio Baal Hammon. Oltre mille stele scolpite furono scoperte qui, senza dubbio la testimonianza più significativa della scultura punica fenicia. La zona industriale della città antica ospita diverse fornaci a forma di omega, in tutto simili alle più antiche fornaci per ceramica usate in Fenicia.

Gli attacchi più violenti dell’esercito siracusano ebbero luogo non lontano dalla Porta Nord con i monumenti più imponenti della città, e finirono con la sconfitta e il saccheggio nel 397 a.C. I superstiti della città saccheggiata si riunirono in seguito nel vicino Capo Lilibeo, dove i Cartaginesi costruirono Lilibeo, una nuova città che si sviluppò nella più importante roccaforte militare della Sicilia punica.

Lilibeo si estende su una vasta area quadrata in parte delimitata dal mare; i lati prospicienti la terraferma erano difesi da un profondo fossato e da possenti bastioni turriti. Una vasta necropoli correva lungo la parete nord-est, oltre il fossato. Grazie alle sue imponenti fortificazioni e al canale naturale di dune e scogliere che collegava il porto allo Stagnone rendendone difficile l’accesso a causa dei bassi fondali, Lilibeo resistette agli attacchi del tiranno siracusano Dionisio I, nel 368 a.C. e poi Pirro, nel 277 a.C. Durante la prima guerra punica, secondo lo storico Polibio, Lilibeo fu la roccaforte che permise ai cartaginesi di mantenere il loro dominio in Sicilia. Nonostante anni di assedio e stretto blocco navale, la città resistette alla conquista romana e le truppe puniche furono evacuate solo dopo il trattato di pace che pose fine alla guerra. Lilibeo prosperò sotto il dominio romano come porto commerciale e anche come sede di uno dei due questori incaricati dell’amministrazione di tutta la Sicilia. Cicerone mantenne questa carica e parlò di Lilibeo come di civitas splendidissima. L’economia della città si sviluppò ulteriormente durante l’Impero Romano a causa della sua posizione strategica lungo le rotte commerciali marittime dal Nord Africa a Roma; A quel periodo risalgono i ruderi di alcune lussuose abitazioni private, ricche di terme e mosaici policromi, riportati alla luce durante gli scavi a Lilibeo.

Il sito mantenne il suo ruolo di porto marittimo cruciale anche sotto la dominazione araba e normanna: i viaggiatori di quel periodo si riferivano spesso a Lilibeo e descrivevano la città. Fu infatti durante gli anni della dominazione araba che venne chiamato Marsala, dall’arabo Mars el Allah, o ‘God’s Harbour.

(Fonte: whc.unesco.org)

Documenti e link di approfondimento:

 

Inserimento scheda: Ignazio Caloggero

Foto: web

Contributi informativi:  Ignazio Caloggero, whc.unesco.org

 

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